IL RACCONTO SULLA VUELTA CICLOTURISTICA DI CUBA 2001.
 

NON SOLO CICLISMO, MA TANTE AVVENTURE E MOMENTI DI GRANDE SIGNIFICATO CULTURALE E DI STORIA.

di Bruno Achilli

Iniziamo il reportage sulla seconda edizione della Vuelta cicloturistica di Cuba del terzo Millennio, in programma dal 4 al 25 gennaio 2001, dalla località di Sant'Antonio de los Bagnos, anzi nella accogliente quiete del residence Las Yagrumas, dove siamo ospiti per i primi due giorni. Questo luogo si trova ad una ventina di chilometri da l'Avana, la capitale di Cuba.

L'organizzazione, curata come sempre dall'Uisp di Bologna e dalla Sportime del gruppo Alpitour con la collaborazione della Cubanacan (il primo tour operator di Cuba) e della Federazione Cubana di Ciclismo, si avvale della scorta della Polizia del transito, mentre il servizio di assistenza medica viene svolto dalla competente Croce Rossa di Cuba. Al seguito, infatti, c'è un medico con tanto di ambulanza equipaggiata per eventuali interventi. Per quanto riguarda il programma comprende dodici tappe mediamente sui 90 chilometri per complessivi 1150. Il gruppo dei partecipanti è di sessanta persone di cui una dozzina sono turisti. Per loro la possibilità di trascorrere una vacanza diversa dalla consueta routine e con il vantaggio di raggiungere in anticipo di alcune ore rispetto ai ciclisti le località in cui la manifestazione fa tappa. Comunque durante il viaggio ci saranno anche sei giornate di riposo e di vacanza al mare, naturalmente per tutti.

Ma per adesso siamo ancora ai preliminari. Tanto per chiarire, i primi due giorni ci servono per ambientarci al fuso orario ed al clima, anche se per il momento non fa molto caldo. Per adesso ci troviamo subito a prendere contatto e confidenza con la realtà cubana, molto differente dalla nostra per quanto riguarda usi e costumi. Non dimentichiamoci che questo è un Paese del "terzo mondo" e con tutte le sue difficoltà dovute ad un Embargo che dura da quaranta anni.

Durante la visita all'Avana, più di due milioni di abitanti, ciascuno di noi, specialmente i nuovi reclutati, rimangono sbalorditi dalla bellezza della città. L'Avana è sempre affascinante anche per chi l'ha visitata già diverse volte: ha qualcosa di veramente straordinario. Durante questo breve tour andiamo a vedere alcuni fra i luoghi più importanti, storici, artistici e culturali, che l'hanno resa famosa in tutto il mondo.

Ma oramai è tempo di incominciare a pensare alla nostra avventura in bicicletta. E allora eccoci pronti a partire.

Prima tappa, 6/1: Sant'Antonio de los Bagnos - Pinar del Rio di km 80.

Per la verità il via viene dato sull'autopista (autostrada), dopo un trasferimento in pullman di 70 chilometri. La giornata è soleggiata, quasi calda, l'ideale, così ci apprestiamo a percorrere la distanza che ci separa da Pinar del Rio in allegria, godendoci il panorama con tanto verde immerso nelle colline circostanti mentre il sole provvede ad alzare la temperatura intorno ai 25-30 gradi..

Seconda tappa, 7/1: Pinar del Rio - Vinales e ritorno di km 70.

Oggi c'è da affrontare una salita iniziale di km 4, non molto impegnativa, che però consente a quanti vogliono provare la gamba di sbizzarrirsi. Difatti in cima dove c'è un ipotetico traguardo (in realtà ci aspetta un ristoro...) si registra una autentica setacciata... Comunque i ritardatari arrivano in pochi minuti. Si riparte per raggiungere Vinales. Purtroppo una caduta di Giuliano Catellani da Parma ci costringe ad una brusca fermata. L'amico viene trasportato in ospedale dove è subito curato e medicato, però, anche se rientra subito in carovana, dovrà fare a meno di salire sull'amata bicicletta, per almeno sei giorni. Questo incidente ci fa capire che non possiamo correre rischi inutili, anche se siamo protetti, perché basta un niente per compromettere la vacanza.

Arrivati a Vinales, luogo incantevole, il gruppo si divide: c'è chi va a visitare una grotta sotterranea e chi resta a guardare il Murales della preistoria. Si tratta di un'opera realizzata su di una grande roccia: è un dipinto di 180 metri eseguito da un pittore messicano nel 1961. Vi sono raffigurati un enorme serpente, dinosauri, mostri marini e gli indios che simboleggiano la teoria dell'evoluzione.

Terza tappa, 8/1: Pinar del Rio - Soroa di km 97.

Oggi ci trasferiamo in un luogo incantevole ma per arrivarci ci dobbiamo fare la nostra quotidiana pedalata. D'altronde siamo qui per questo. Andiamo subito di buona lena, lungo l'autopista, favoriti anche da una mattinata lucente. Concludiamo l'odierna fatica in salita. Si, per raggiungere Soroa, gli ultimi due chilometri sono piuttosto impegnativi (pendenza in alcuni tratti anche al 16%) e ancora una volta c'è una grande selezione in gruppo, in cima arriva solo soletto Normanno Bartoli da Imola.

Nel pomeriggio c'è chi se ne va in piscina e chi invece se ne va a visitare il grande orchideario ed una cascata che fa pensare ad una località di alta montagna. Invece qui ci troviamo si e no a 200 metri sul livello del mare. E' luogo veramente bello e dove restarci per diversi giorni...

Quarta tappa, 9/1: Villa Soroa - Playa de l'Este di km 128.

Non è una mattinata molto invitante quella che si presenta ai nostri occhi. Siamo un pò tutti quanti preoccupati per la minaccia di pioggia. Si annuncia infatti una giornata difficile: alla partenza siamo accompagnati da una spruzzatina, poi però il cielo si apre e il nostro viaggio prosegue, nella prima parte senza problemi, perché la pioggia ci precede, così ci troviamo a pedalare sull'asfalto bagnato. Non si può dire che sia un sollievo, perché la strada è viscida e non ci si può rilassare. E poi c'è il vento contrario a rendere particolarmente faticoso il trasferimento.

Oggi doveva essere la nostra prima giornata al mare ma le proibitive condizioni del tempo ci costringono a cambiare programma. Niente di male però, perché l'alternativa e pronta già da tempo, cioè la visita a Gregorio Fuentes, personaggio che ha legato la sua esistenza al grande scrittore americano Ernest Hemingway. Partiamo dall'albergo con un pullmino, siamo un gruppetto di una decina di persone. Gregorio, che alcuni di noi avevano già incontrato qualche anno fa, ha compiuto di recente 103 anni, abita in un piccolo villaggio, Coymar, che dista una dozzina di chilometri dall'Avana. Qui infatti nel lontano 1928 conobbe lo scrittore, che era anche un accanito appassionato di pesca e fra i due si instaurò un rapporto sincero: Gregorio, esperto marinaio, diventò il capitano del Pilar, barca tuttora custodita in un museo all'Avana. Gregorio Fuentes, per chi non lo sapesse, ispirò Hemingway a scrivere uno dei suoi successi letterari più importanti il "Vecchio e il Mare", che gli valse l'assegnazione del premio Nobel nel 1954.

Gregorio Fuentes, intervistato per l'occasione da Valerio Benuzzi, sindaco di San Giorgio di Piano (Bologna), ha ricordato di aver salvato la vita ad Hemingway più d'una volta durante le tormentate avventure di pesca al tonno nelle acque dello stretto di Florida, che si svolgevano spesso in condizioni di mare grosso.

Nonostante la vecchiaia, Gregorio ha sempre nella memoria il ricordo dello scrittore americano. E' in ogni caso ci pensa il nipote Rafael che, di tanto in tanto, gli rammenta quei momenti e che lui ha raccontato migliaia di volte a chi gli ha fatto visita, come se fosse una cosa capitata ieri, mentre invece è trascorso più di mezzo secolo e 41 anni dal giorno in cui Ernest Hemingway decise di farla finita con la propria vita, suicidandosi. Nella piccola casa notiamo fra i ricordi di un tempo un quadro con il volto serio del grande scrittore e un dipinto su tela raffigurante i due amici e sullo sfondo il Pilar, affisso sulla parete di fianco alla poltrona e fotografato migliaia di volte. Gregorio, sorride alla presenza di questo gruppetto di persone, ringraziando della visita che, se non altro, gli risolleva un pò il morale, visto che nei giorni scorsi ha perso una figlia di 83 anni... Ci congediamo con una certa nostalgia, sperando di poterlo rincontrare il prossimo anno.

Andiamo via da Playa del l'Este in una mattina fredda ma solatia.

Comunque oggi 10 gennaio niente bicicletta, ma tutti saliamo sui due pullman al seguito. La meta è Santa Clara. Ci sono più di 200 chilometri di viaggio. Durante il tragitto avremo la possibilità di visitare diversi luoghi caratteristici, compreso la Laguna del Tesoro, isolotto raggiungibile solo in barca, partendo da Guamà, località a sua volta famosa per un allevamento di coccodrilli. Pare che ce ne siano almeno 1000! Nella Laguna del Tesoro, invece, è stato creato un villaggio Tainos, gli antichi abitanti del luogo, che consente ai turisti di farsi una rapida cultura su questi aborigeni. Si scopre tra l'altro che, prima di essere conquistati dagli spagnoli, gettarono in fondo al lago un tesoro che nessuno ha mai trovato. Ecco perché la denominazione di Laguna del Tesoro.

Finalmente, dopo tanto girovagare, arriviamo a Santa Clara, dove ci fermiamo a visitare il monumento a Che Guevara. Dopo di che siamo andati a vedere il luogo dove nel 1959 il Che con la sua colonna di rivoluzionari fece deragliare il treno pieno di soldati del dittatore Batista. Fu il momento decisivo che portò in poco tempo alla conquista della vittoria da parte dei barbudos al comando di Fidel Castro.

Quinta tappa, 11/1: Santa Clara - Cienfuegos di km 93.

E' una giornata tranquilla anche se il percorso odierno non è facile. Però lungo la strada incontriamo numerosi ciclisti del luogo e come d'incanto la fatica diminuisce. Se ne stanno in coda al gruppo ma poi giunti in albergo si appartano e ci osservano con discrezione. Siamo noi che ci avviciniamo e chiediamo cosa possiamo fare per loro? Non ci vuole tanta fantasia per comprendere che hanno bisogno di qualcosa e così tiriamo fuori dalle nostre borse, maglie, berretti, borracce e qualche gomma. Purtroppo non possiamo fare di più, anche perché il Giro è ancora lungo e poi di incontri così se ne prevedono altri.

Sesta tappa, 12/1: Cienfuegos - Trinidad di km 93.

Ci aspetta un percorso tutto saliscendi, ma siamo accompagnati da un sole splendente. Lungo il tracciato costeggiamo la costa caraibica e non vediamo l'ora di poter concludere la tappa per andare al mare. Finalmente, siamo pronti a farci un bel bagnetto, anzi anche due o tre, cercando di mettere su anche un pò di colorito che, per adesso, è soltanto un sogno. Almeno per chi ha la pelle proprio color del latte...

Due giorni a Trinidad sono una pacchia. La visita alla città coloniale, dichiarata dall'Unesco patrimonio dell'umanità, è qualche cosa di unico. Qui tutto è rimasto fermo a cinquecento anni fa, quando erano di casa i pirati e corsari. Trinidad, infatti, è stata teatro di grandi lotte, ricordate nei tanti film realizzati da queste parti, sulla pirateria.

Ma la bici, per quanto sia, ci deve per forza portare sempre via. Messi da parte i sogni, eccoci ad iniziare un'altra tappa.

Settima tappa, 14/1:Trinidad - Sancti Spiritus di km 90.

Si pedala lungo strade interne, passando fra paesi e villaggi. Sono tante le persone intente a salutare i cicloturisti come se questo fosse il Giro d'Italia. Siamo felici e ricambiamo, cercando di non distrarci troppo per non infilare qualche buca, che non manca mai. Alla sera ci troviamo ad improvvisarci canterini, scoprendo però che, tutto sommato, è meglio pedalare che cantare Guantanamera. Gli stonati sono davvero troppi!

Ottava tappa, 15/1: Sancti Spiritus - Ciego de Avila di km 80.

Giornata bella e percorso tutto sommato riposante. Durante l'avvicinamento a Ciego, capitale del ciclismo cubano, siamo attesi da una avanguardia di cicloturisti. Ci fermiamo per un ristoro (di solito ne facciamo due al giorno) e per fare nuove amicizie, poi si riparte tutti insieme. All'arrivo in hotel ci attende una gradita sorpresa: siamo infatti accolti da una delegazione capeggiata dalla moglie di Annibale, il nostro apripista, che dopo un caloroso discorso di benvenuto, consegna ad alcuni amici un piccolo segno di simpatia.

Nona tappa, 16/1: Ciego de Avila - Camaguey di km 126.

Stamane il sole caldo degli ultimi giorni stenta a uscire fuori, però si pedala in maniera spedita. Al primo ristoro, dopo 50 chilometri, ci viene comunicato che a Camaguey piove e sinceramente non è una bella notizia. Anzi, qualche goccia la sentiamo sulle spalle strada facendo, comunque sono soltanto delle gocce... Anche oggi la novità più rilevante sono i chilometri in più, quasi 20, tuttavia siamo abituati alle distanze superiori al previsto. Però va bene così. Oltre tutto ci sentiamo di pedalare e la media finale di km 26,8 la dice lunga sul fatto che non siamo stati per niente dei poltroni!

Decima tappa, 17/1: Camaguey - Santa Lucia di km 121.

Torna a risplendere il sole sulla Vuelta, anche se c'è un fastidioso vento a creare un pò di fastidio. Nonostante questo non trascurabile particolare si va spediti, dopo tutto nei prossimi quattro giorni avremo la possibilità di riposare e fare parecchi bagni nell'incantevole località di Santa Lucia.

Ma la tappa ha in serbo ancora diverse sorprese. Dopo 70 chilometri ci troviamo a dover fare i conti con avversari a quattro zampe. Si tratta di una mandria composta da almeno due centinaia di torelli che, invece dei sentieri, preferisce l'asfalto. I mandriani fanno una gran fatica a ricondurre gli animali sulla retta via, mentre i ciclisti un pò impauriti se la danno a gambe, pedalando a tutta per evitare scontri che non sarebbero certo ad armi pari. Comunque tutto finisce bene a parte qualche momento di tensione. Ma anche questo aspetto fa parte dell'avventura. Altrimenti cosa raccontiamo al rientro in Italia?

Ed eccoci a San Lucia, finalmente ci riposiamo al mare. Siamo in un grande hotel, si chiama Mayanabo, con tutti i confort e in un attimo dimentichiamo i disagi precedenti. Siamo attratti dalle mille proposte degli animatori e non c'è un solo istante per annoiarsi. Meglio così. Mare, spiaggia, sole, camminate, gite in barca, immersioni, pesca d'altura (anche se l'unico barracuda preso al traino c'è cascato in acqua al momento di issarlo a bordo), e tanto per cambiare i soliti giri in bicicletta. Perché, come dei veri professionisti, non è possibile restare fermi più di due giorni, altrimenti ci si arruginisce... Per alcuni di noi ci sono state anche altre emozioni vissute con la visita al Centro de Buceo Marlin, dove si fanno immersioni fino a 35 metri di profondità, a contatto diretto con gli squali toro, lunghi circa tre metri, che vengono ripresi da un operatore italiano Salvatore Gallo. Proprio sui fondali "questi amici", come li chiama Gallo, aprono le loro bocche, ingoiando il pesce che gli viene "offerto", anzi portato alle fauci come se si trattasse di dare da mangiare ad un gattino... Ci vuole sicuramente sangue freddo per non dire... un grande coraggio. Laggiù, sui fondali, Gallo realizza reportage filmati e fotografici davvero unici e noi gli siamo veramente grati per averci permesso di raccontare la sua storia in tivù mostrando alcune immagini realizzate per quegli appassionati che amano il brivido. Per questa visita-scoop ringraziamo la signora Maria Grazia Vallò, responsabile della Sportime del gruppo Alpitour, grande appassionata di immersioni.

Undicesima tappa, 22/1: Santa Lucia - Las Tunas di km 92.

Lasciamo l'indimenticabile playa di Santa Lucia dopo quattro giorni di sole e di riposo. Riprendiamo a pedalare ma con il cielo cupo, speriamo tuttavia in un miglioramento della situazione. Comunque si pedala con buona lena e la fase di avvicinamento al primo ristoro avviene in modo disinvolto. Ci facciamo inumidire da un momento di pioggia però è soltanto una nuvola malandrina, purtroppo si sporcano le biciclette appena pulite con tanto lavoro e passione dal meccanico Elio. Ci avevano avvertito delle numerose buche presenti nella seconda parte del percorso. Ce ne sono talmente tante che è una impresa riuscire a schivarle tutte, mentre le forature non si contano, comunque non c'è neanche una caduta ed è la cosa più importante. Arriviamo a Las Tunas e il tempo improvvisamente peggiora. Un violento temporale nel tardo pomeriggio allaga mezzo albergo, anche questo ulteriore fatto fa parte della vita quotidiana a Cuba.

Dodicesima ed ultima tappa, 23/1: Las Tanus - Bayamo di km 82 (media 29).

Ci apprestiamo a partire sotto un cielo scuro. Alcuni indossano le mantelline ed altri no, preferiscono rischiare. Ce ne andiamo con un pò di fretta tant'è che, per una volta tanto, il vento soffia a favore della marcia dei ciclisti. Questo non trascurabile particolare ci consente di andare più veloci del solito. A qualcuno scappa da dire che, finalmente, siamo in condizione... Si ride e si scherza, ma c'è anche chi pensa già al ritorno in Italia. Altri vorrebbero invece ricominciare di nuovo il Giro, però, come è naturale, tutto comincia e tutto finisce. Nel finale la strada è molto scorrevole e c'è da annotare, negli ultimi chilometri, la fuga di due ciclisti, si tratta della mascotte Gianna Manfredi di Cremona e di Donatello Saccenti di Vaiano di Prato. E' la conclusione più bella e giusta perché questi due amici sono stati coccolati da tutti quanti. Gianna, alla sua prima esperienza, ha avuto il piacere di concludere la sua fatica insieme a Donatello, che di Vuelte ne ha già fatte 14! Proprio Donatello, 74 anni, recentemente ha ricevuto un attestato di benemerenza dalla Federazione Cubana di Ciclismo, alla quale ha donato per l'occasione la sua nona bicicletta! Questa consegna è stata fatta alla presenza di centinaia di persone e di tanti giovani ciclisti, al presidente del Comitato provinciale della provincia Granma, che ha ringraziato per il nuovo significativo gesto e la consegnerà ad un'atleta meritevole. Anche Normanno Bartoli da Imola ha lasciato qui la sua bici, per lui è stata la prima volta e in ogni caso anche il suo è un atto spontaneo ed una ulteriore dimostrazione di solidarietà per questo popolo che ha bisogno di tanto aiuto.

Anche se la Vuelta di Cuba è finita non sono però terminati gli incontri di solidarietà e amicizia. Alla sera, presso la sede di Bayamo dell'Istituto cubano per l'amicizia con i popoli, è in programma una riunione con le autorità locali e con la delegazione della cittadina di Marzabotto, gemellata con il paese di Jguany e che proprio domani 24 gennaio festeggia i 300 della fondazione. Una grande manifestazione è stata preparata per celebrare la ricorrenza. All'indomani, nella piazza centrale Marty, siamo attesi da una autentica marea di cubani, ed è una giornata molto calda. Sarà anche per l'emozione, che ci ha preso fin dal nostro arrivo, che assistiamo con la massima partecipazione, ammirando prima la sfilata di minimajorettes, ascoltando poi l'esecuzione degli inni nazionali e di seguito seguendo con coinvolgimento totale la cerimonia ufficiale. Gli interventi, alla presenza del generale di brigata Calixto Garzia, uno degli artefici della rivoluzione cubana, sottolineano il grande significato della consolidata collaborazione fra Cuba e l'Italia. Ed è merito anche della Vuelta cicloturistica se si è riusciti ad arrivare a tanto. E proprio Roberto Righi cicloturista e consigliere comunale di Marzabotto, è stato il promotore, qualche anno fa, quando andò a proporre all'amministrazione comunale della cittadina bolognese, il gemellaggio con questa località, tanto bisognosa di aiuti e che, a suo tempo, ha subito gli orrori della guerra. Questo gemellaggio, sottoscritto il 25 aprile 1998, sta portando i suoi frutti con aiuti e la possibilità di offerte di lavoro in Italia.

Finisce così, con un giorno davvero speciale, la nostra avventura alla Vuelta di Cuba 2001, miglior conclusione non poteva proprio esserci. Siamo contenti e ci apprestiamo a ripartire per l'Italia con i cuori pieni di nostalgia. Chiediamo in conclusione a Paolo Zamboni, coordinatore provinciale dell'Uisp di Bologna per il settore ciclismo, organizzatore della Vuelta, se è possibile avere un anticipazione sull'edizione del 2002.

"Posso già confermare che, il prossimo anno, saremo sicuramente al sud di Cuba. Al nord oramai conosciamo molto bene la realtà mentre al sud ancora ci sono possibilità di fare nuove scoperte. E poi si può ancora girare in località senza troppo traffico ed alloggiare in villaggi turistici nei quali non siamo mai stati. Senza dimenticare che da queste parti fa anche più caldo e per chi va in bicicletta è proprio il massimo che si possa chiedere". E probabilmente torneremo anche a Jguany. Arrivederci, dunque, alla prossima edizione della Vuelta cicloturistica di Cuba.