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Gp di Amburgo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Allan Davis

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL CALENDARIO UCI PROTOUR - APRI

Hew Cyclassics Cup - GP di Amburgo
Germania, 31 luglio 2005

©_bettiniphoto.net
Filippo Pozzato batte allo sprint il compagno di squadra Luca Paolini e conquista il GP Amburgo, prova Protour ©_bettiniphoto.net

QUICK STEP-INNERGETIC CYCLING TEAM

PIPPO POZZATO UN LAMPO AD AMBURGO

Filippo Pozzato

Luca Paolini, secondo, completa il successo del team

Filippo Pozzato31 luglio 2005 - Filippo Pozzato ha vinto quest’oggi la Hew Cyclassics Hamburg, gara inserita nel calendario ProTour, battendo alo sprint il compagno di squadra Luca Paolini e l’australiano della Liberty Seguros Allan Davis.

Il 23.enne atleta di Sandrigo ha così colto il primo successo del 2005 già sfiorato in settimana quando sul traguardo della terza tappa del Tour de la Region Wallone aveva chiuso al secondo posto alle spalle dello stesso Paolini.

“Oggi i ruoli si sono invertiti – spiega Pozzato, al 23.esimo successo della carriera – ma il successo è da condividere sia con Paolini che con Tankink, autore di una gara magistrale e con gli altri compagni di squadra. Nel finale ho parlato con Paolini e abbiamo deciso che io sarei partito lungo, di potenza mentre lui, che ha una volata diversa dalla mia, avrebbe preso la mia ruota cercando di uscire nel finale. La strada avrebbe poi emesso il suo verdetto. Abbiamo fatto un bel numero.

In queste ultime settimane ho lavorato molto per essere al top della condizione, non ho lasciato nulla al caso. Sono stato in altura a Livigno dove ho effettuato sedute di allenamento molto intense. Credo che finalmente sto iniziando a raccogliere quanto ho seminato in questi mesi nei quali mi è mancato l’acuto.”

Luca Paolini Luca Paolini ha chiuso al secondo posto ma è ugualmente felice per la vittoria del compagno.

“In corsa mi sono sentito sempre bene, io e Pippo abbiamo fatto corsa parallela e abbiamo potuto contare su grandi compagni di squadra tra i quali Paolo Bettini che ha dato l’anima per rimanere il più possibile vicino a noi. Ora correrò il G.P. di Camaiore e il Giro del Lazio due corse che mi si addicono e nelle quali voglio cercare il risultato.”

Amburgo ha rappresentato il rientro alle corse di Paolo Bettini. Il Campione olimpico si è fermato a poco più di 10 chilometri dall’arrivo.

Paolo Bettini“Sono contento della mia corsa. Ero al rientro e senza l’acqua e il freddo credo che avrei potuto fare anche meglio. In salita ho sofferto il ritmo dei migliori, ma è normale. Diciamo che ho pedalato meglio di quello che pensavo.”

Paolo Bettini sarà al via del G.P. di Camaiore e del Giro del Lazio.

Tom BoonenTom Boonen si è ritirato dopo circa 215 chilometri.. “Il ginocchio non mi ha dato problemi, ma la condizione non era ottimale. Dopo il ritiro al Tour ho dovuto rispettare alcuni giorni di riposo e nei giorni successivi non sono riuscito ad allenarmi con l'intensità necessaria per una gara come Amburgo. Ho quindi deciso di mettermi al servizio della squadra che oggi è stata perfetta."

                 ------------      Classifica UCI PROTOUR

1 Danilo Di Luca (Ita) Liquigas-Bianchi 184 pts
2 Lance Armstrong (USA) Discovery Channel Pro Cycling Team 139
3 Alexandre Vinokourov (Kaz) T-Mobile Team 136
4 Tom Boonen (Bel) Quick Step 120
5 Alessandro Petacchi (Ita) Fassa Bortolo 111
6 Davide Rebellin (Ita) Gerolsteiner 101
7 Jan Ullrich (Ger) T-Mobile Team 98
8 Santiago Botero Echeverry (Col) Phonak Hearing Systems 95
9 Oscar Freire Gomez (Spa) Rabobank 94
10 Paolo Savoldelli (Ita) Discovery Channel Pro Cycling Team

 

©  bettiniphoto.net
Il campione italiano in carica, Enrico Gasparotto in azione al GP Amburgo ©_bettiniphoto.net

INTERVISTA AD ENRICO GASPAROTTO

Diciamocelo francamente. Vedere un mese fa Enrico Gasparotto in terra d’Abruzzo, conquistare la maglia tricolore, ha costituito un’assoluta sorpresa.
Si potrà dire che la rassegna è stata caratterizzata da importanti forfait. Il campionato italiano anzichè premiare gli organizzatori, li ha addirittura penalizzati. Il solo conforto della telecronaca in diretta con l’ausilio dei mezzi mobili, è forse troppo poco, se raffrontato con le defezioni riscontrate ai nastri di partenza, dei più importanti campioni di casa nostra.

Tutto questo però, non deve assolutamente far dimenticare il notevole gesto atletico del ragazzo friulano, un corridore al quale c’è da augurare di riuscire a portare con onore questa maglia così prestigiosa.

«Ero consapevole di essere una sorpresa. Avevo vinto in Catalogna, ma in quel periodo l’evento mediatico era il Giro d’Italia ed i giornali non è che avessero dato molto risalto alla mia vittoria».

Corridore friulano. Come il leggendario Ottavio Bottecchia, anche se le tue origini sembrano avvicinarsi più a quelle del povero Denis Zanette. Anche tu sei di Sacile?

«No, io ho sempre risieduto a Casarza della Delizia, in provincia di Pordenone. È vero che spesso il mio nome si associa a Sacile. Penso perchè sono nato presso l’Ospedale di quella città».

Dove hai svolto l’attività di dilettante?

«Ho corso sotto la guida di Fortunato Cestaro, l’attuale D.S. di Cucinotta, il campione italiano categoria élite. Nel corso degli anni la squadra ha cambiato nome, ma io sono sempre rimasto sotto la sua direzione. Per maggiore puntualizzazione, adesso la squadra si chiama U.C. Basso Piave come nel 2004. Prima invece le nostre maglie erano marcate Bici Team San Donà».

È vero che hai avuto qualche problema nel trovare una squadra che ti consentisse il passaggio tra i pro?

«Alla fine di settembre dello scorso anno, Amadio mi assicurò che sarei passato alla Liquigas. Il contratto però, è stato firmato a fine novembre, nel ritiro collegiale con la squadra a Salsomaggiore».

Tornando alla splendida giornata di Monte Silvano, quando è stato durante la corsa che hai incominciato a fare un pensierino alla maglia tricolore?

«Nel tratto in discesa, all’ultimo giro. Quel giorno si sono alternate varie sensazioni riguardo al mio stato fisico. A quattro giri dalla fine sentivo di stare ed ho incominciato a pensare di poter fare qualcosa. Il giro successivo invece, la situazione si era del tutto capovolta. Sulla salita ho fatto veramente molta fatica, forse a causa del caldo. Avevo addirittura ipotizzato di ritirarmi. Poi invece, ho recuperato ed al passaggio seguente, sempre nel tratto in salita c’è stata una caduta e molti corridori tra i quali il sottoscritto, sono stati costretti a mettere i piedi a terra. Sono però riuscito a rientrare nella testa del gruppo ed a quel punto ho detto: - Me la gioco fino in fondo-. All’ultimo giro, nel tratto in salita, si era avvantaggiato un gruppetto e sinceramente c’è stato un momento nel quale ho pensato che potessero andare all’arrivo. Invece abbiamo fatto la discesa a tutta e siamo riusciti a rientrare. Un particolare: causa il caldo, avevo corso sempre con la cerniera davanti sganciata. In quel momento mi sono detto: -Io la chiudo, non si sa mai-. Mi sono messo alla ruota di Pozzato, cercando l’attimo giusto. È andata bene!».

Ritenevi Pozzato, l’avversario più pericoloso?

«Filippo quel giorno era in una condizione eccezionale. Si capiva benissimo che stava bene. Pochi giorni prima, al circuito di Castelfranco Veneto, mi aveva confidato di star bene e di essere determinato a cercare il risultato pieno nel tricolore. Una volta entrati nelle fasi calde della corsa, a pochi kilometri dalla fine, l’ho reputato il più pericoloso del gruppetto e mi sono messo alla sua ruota. Nello sprint finale stava tirando Moreni con a ruota Pozzato, dopodichè venivo io. Ad un certo punto Chritian si è decentrato leggermente calando l’andatura. Pozzato non è stato lesto a partire ed io ce l’ho fatta ad anticiparlo. Una tempestività misurata in frazioni di secondo che però dopo una corsa tirata di 250 kilometri, riesce a fare la differenza. Eravamo a duecento metri dal traguardo, non di più. Una esitazione di troppo determina il risultato finale. Pozzato quando ha capito che non sarebbe più riuscito a rimontarmi, si è poi rialzato».

Dopo avere esibito la maglia di campione italiano al Brixia Tour, sono previste altri impegni in Italia?

«Nell’immediato sarò impegnato principalmente nelle prove di Pro-Tour. Dopo Amburgo, proseguirò infatti con il Giro del Benelux ed il Giro di Polonia; in quest’ltima prova insieme a Danilo Di Luca».

Molti sportivi si stanno chiedendo che tipo di corridore sia Enrico Gasparotto; quali siano le sue caratteristiche.

«Personalmente mi è sempre piaciuto Bettini; la sua intraprendenza ed il suo spirito d’iniziativa: mai domo e sempre all’attacco. Paolo però riesce a fare l’azione in salita. È soprattutto su questo terreno che riesce a far la differenza ed a costruire le sue vittorie. Al momento io non sono assolutamente capace di fare tutto questo e forse non lo sarò mai. Ritengo di essere un corridore veloce e sarà questa mia dote che dovrebbe consentirmi di vincere. Forse facendo le debite proporzioni, ritengo di assomigliare più a Freire che a Bettini».

Non ti ritieni un velocista puro?

«Penso di no, pur avendo vinto una volata a ranghi compatti in Catalogna, con tutti i più bravi velocisti. Al momento, in un volatone di gruppo, non credo che potrei andare oltre la quarta o la quinta posizione. Penso che usando bene la testa, qualche volta riuscirei a cavarmela, ma al momento non ho la potenza esplosiva di campioni quali Petacchi o Mc. Ewen».

Da dilettante, come te la cavavi agli sprint?

«Tra dilettanti e velocisti, i contesti sono completamente diversi. Devo comunque dire che un corridore come Paride Grillo mi ha sempre battuto. Anche qui però, penso che mi sarebbe difficile batterlo. Paride è molto più esplosivo di me».

È giusto dire che potresti allora assomigliare al tuo compagno di squadra Daniele Colli?

«Forse sì. Daniele è migliorato tanto in salita e penso davvero che le nostre caratteristiche siano abbastanza simili».

Magari la coppia, in un futuro abbastanza prossimo, per la campagna franco-belga della Liquigas, forse già nella prossima primavera.

«Non bisogna dimenticarci di Backsted. Penso comunque che sarebbe molto bello correre e disputare con onore quelle classiche. Io non sono mai stato in Belgio però il Giro delle Friandre mi ha sempre affascinato. È ovvio poi che per un italiano, la Sanremo abbia un fascino del tutto particolare. Quelle corse però, le ho sempre guardate, sin da piccolo, con una curiosità ed un interesse del tutto particolare. La maglia tricolore potrebbe rappresentare un ottimo pretesto per consentirmi di andare là a fare esperienza».

intervista di ROBERTO SARDELLI